Parate e sparate di una giornata di festa.

 

 

2 giugno 2012, una giornata di festa.

Ma quale festa?

Per alcuni la festa della Repubblica, per altri la festa della famiglia, per altri ancora nessuna festa…

Per alcuni la festa dell’ipocrisia, per altri una festa delle emozioni, per altri una festa di solidarietà.

I nostri politici (ma nostri è un termine inappropriato, dato che non sono stati eletti dal popolo) sono stati impegnati, prima di tutto, a sostenere con forza che le manifestazioni di Roma sono state “sobrie”.

Sobrie? Ma cosa vuol dire sobrie? Non ne capisco molto di grammatica, ma “sobrie” non mi sembra un termine assoluto, ma relativo. E se è relativo, a cosa è relativo? Questo nessuno l’ha detto.

Che so? Magari sono state sobrie rispetto ad un budget di 50 milioni di euro e ne sono stati spesi solo 20. Il termine “sobrie” è appropriato, ma non per questo meno scandaloso.

Per i signori politici, invece, io userò un termine assoluto: disistima.

E più alta è la carica che ricoprono, più alta è la mia disistima.

Ma una parata militare giustifica uno spreco di soldi del genere? Si è sentito parlare di 600.000 euro solo per i palchi e le transenne. Io credo che sia uno schiaffo alla povera gente dell’Emilia terremotata, anzi, più che uno schiaffo, uno sputo in faccia.

Una festa di ben altro tipo è stata quella che si è svolta a Milano, con una partecipazione senz’altro più numerosa e sincera: La festa della famiglia.

Emozionante e toccante, al di là della professione religiosa di ognuno.

Penso ai due modi di festeggiare questo 2 giugno e, anteponendoli, la pomposità delle sfilate militari, gli onori alle autorità, l’esibizione di tanti burattini marcianti si fanno piccoli piccoli di fronte alle testimonianze delle famiglie semplici di ogni parte del mondo.

Voglio mandare un abbraccio forte e sincero alla gente terremotata, alle persone che soffrono a causa della crisi economica, a chi lotta ogni giorno per vivere con dignità e in modo onesto. E voglio essere concretamente solidale con queste persone ma, per favore, non siano i politici a chiedermelo.

Un cordiale saluto da

Franco Ferretto

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